Il governo cinese riduce i dazi sugli alcolici di importazione: – 51% per il vermouth, -5% su whisky e brandy

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credits VeRy

A partire dal 1 dicembre 2017 – dopo l’esame della Commissione delle tariffe doganali e l’approvazione del Consiglio di Stato – la Cina ha adeguato le tasse di importazione per 187 tipi di beni di consumo, tra cui le bottiglie fino ai 2 litri di vermouth e, in generale, di vino liquoroso aromatizzato, oltre a brandy e whisky. Una notizia importante per il mondo vinicolo estero, che potrebbe inaugurare una nuova stagione di rivoluzioni nel settore, con notevoli prospettive di guadagni.

Con la riduzione del 51% dei dazi sul vino liquoroso alcune aziende sono pronte a passare all’azione

È interessante notare che tra i 187 tipi di beni di consumo coinvolti nell’adeguamento, il vino liquoroso aromatizzato è quello che ha subito la riduzione maggiore, con l’imposta riprogrammata dal 65% al 14%, per un totale di 51% di differenza. Per quanto riguarda gli altri alcolici la percentuale di differenza è solo del 5% (dal 10 al 5%).

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Attualmente nel mercato cinese ci sono poche imprese nazionali che producono o vendono vermouth. Anche per Changyu, l’impresa leader dell’industria del vino cinese, le vendite non sono abbastanza alte. I motivi dello scarso appeal del vermouth nel mercato sono molteplici, innanzitutto i limiti a livello di posizionamento sul mercato: il vermouth non è un vino da tavola, né rappresenta in maniera abbastanza identitaria il mercato estero. In questo scenario il forte calo delle tariffe può avere un duplice effetto: quello di stimolare l’importazione e quello di incentivare la produzione di vino liquoroso da parte di imprese nazionali.

Yin Kai, Asia Manager della più grande azienda vinicola d’Europa, la francese Castel, ha dichiarato alla stampa che la commercializzazione del vermouth nel mondo si posiziona nel mercato dei prodotti di massa, ma che in Cina questo tipo di vino non regala performance apprezzabili. Secondo la sua visione, ci sono tre principali ragioni per l’accoglienza fredda del vino liquoroso e aromatizzato in Cina: “Il vermouth è un prodotto rivolto a tutte le fasce di mercato, ma le tasse di importazione sono troppo alte e – almeno fino al ribasso – lo rendono un prodotto costoso. Si tratta inoltre di un prodotto da consumare all’aperitivo, e i consumatori cinesi non hanno questo tipo di abitudine. La sua dolcezza, inoltre, lo fa apprezzare molto di più se servito ghiacciato, operazione che rende la vendita e la commercializzazione più complicata”.

Nonostante prospettive di mercato non particolarmente rosee, nel 2013 Castel ha introdotto il suo marchio “Very” nel mercato cinese. La serie “Very” consiste in un vino rosé aromatizzato con succo di frutta naturale, un prodotto che in Francia ha registrato vendite annuali intorno agli 8 milioni di bottiglie. Yin Kai ha dichiarato che il motivo delle scarse performance di Very in Cina è imputabile alle eccessive tasse. Adesso che le tariffe di importazione sono state drasticamente corrette, è probabile che Castel ripensi in maniera strutturale la pianificazione dei propri prodotti sul mercato cinese.

Le tasse di importazione di brandy e whisky scendono del 5%, a beneficio del mercato degli alcolici

Da gennaio a settembre 2017, l’importazione di superalcolici in Cina ha mostrato una leggera tendenza al rialzo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, soprattutto nel settore dei liquori. In generale, l’importazione di alcolici si è attestata intorno ai 528 mila ettolitri, con un incremento del 27,69% per un valore di 807 milioni di dollari, in aumento del 37,75% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

La quota di mercato del brandy in questo periodo ammonta a 610 milioni di dollari, pari al 76,0% delle importazioni totali di superalcolici, con un incremento del 44,4% rispetto alla scorso anno, una crescita seconda solo a quella del vino imbottigliato.

Gli addetti ai lavori hanno messo in evidenza l’importanza di non sottovalutare l’impatto della riduzione al 5% della tassa su brandy e whisky, dal momento che questo tipo di alcolici ha un prezzo molto più alto e può generare un volume di affari rilevante. Negli ultimi anni, infatti, c’è stato un boom del brandy nel mercato interno. In questo contesto, le novità che riguardano brandy e whisky possono sembrare piccole, ma possono rappresentare un modo per promuovere lo sviluppo del mercato dei liquori.

[Parziale riadattamento e traduzione del pezzo pubblicato su Winesinfo.com]