I vini italiani che la gente comune cinese può amare

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Quando si parla di vino italiano si finisce quasi sempre a parlare di acidità. Per molte persone del settore, l’acidità di alcuni vini italiani è spesso troppo bassa; per chi non lavora nel settore, al contrario, può essere troppo alta. A dire la verità, per chi beve poco o per chi beve sempre vini tanto costosi, se un vino non è acido non è italiano.
Tuttavia, l’Italia da nord a sud ha un clima molto vario, il clima alpino è molto diverso dalle regioni più vicine all’Africa, e in tutte queste zone si produce vino; e allora come si può generalizzare?

Per la maggior parte della gente comune cinese il gusto del vino può essere definito fruttato, dolce, non troppo acido, non troppo astringente; mia nonna per esempio userebbe questi termini per riferirsi a un vino. Anche se amo bere Barolo, e tollero l’acidità e l’astringenza oltre la media, non disdegno vini più rotondi, se non sono troppo pesanti, soprattutto quando bevo e mangio con la famiglia.

Attraverso questo articolo, vorrei introdurre alcune vini facili da trovare, ma anche adatti ai sapori ordinari cinesi. Ecco dunque cinque varietà che possono dare buoni risultati a prezzi contenuti.

 

  1. Montepulciano 梦特葡

La seconda varietà più coltivata d’Italia, distribuita principalmente nel centro e nel sud del paese. Gusto fruttato, leggermente speziato, acidità moderata, tannino fermo. Uno dei maggiori vantaggi di questa varietà è che anche con rese elevate si può raggiungere una buona qualità… e si sposa bene con la pizza! Se la resa è bassa, è possibile avere vini dal grande potenziale d`invecchiamento.
Btw [‘by the way’, questo lo lasciamo così come scrive l’autore, ndr], la traduzione cinese spinge al suicidio! Proviamo a leggerlo di nuovo: 蒙泰普乐奇亚诺 Méng tài pǔ lè qí yà può! Raccomando vivamente a tutti gli importatori di trasformarlo in 梦特葡 mèng tè pú (lett: dream special grape’). Il cabernet sauvignon è tradotto con 赤霞珠, chì xiá zhū, prediligendo la semplicità alla traslitterazione fonetica; perché non possiamo fare lo stesso con il montepulciano usando per esempio 梦特葡?

  1. Nero d’Avola 黑珍珠

Varietà di uva siciliana. Frutto ricco, ma con la maturazione e i diversi metodi di vinificazione può dare risultati molto diversi, dagli aromi di frutta rossa ai frutti neri, altri più maturi di marmellata; anche nelle zone in cui la differenza di temperatura tra giorno e notte è più elevata, l’acidità non sarà mai comunque troppo spiccata. Ho parlato della Sicilia e del nero d’Avola in questo mio articolo su TasteSpirit [noto media cinese; nel pezzo Laohu parla anche della Sicilia e del nero d’Avola a partire dal film Il Padrino, che, dice, nonostante abbia rafforzato l’associazione tra Sicilia e mafia ha anche contribuito a creare una sorta di attrazione romantica verso questa terra, ndr]

  1. Primitivo 普里米蒂沃 or 金粉黛 

Gli scienziati hanno da tempo confermato che lo zinfandel statunitense e il primitivo italiano sono la stessa varietà. Penso che il nome cinese per zinfandel 金粉黛 (lett: polvere d’oro) sia molto azzeccato per l’attuale mercato cinese. Sia in California, sia nella soleggiata Italia meridionale, questa uva può accumulare un livello di zucchero incredibile; in caso di vendemmia tardiva, può produrre vini da 18 gradi e mantenere anche dello zucchero residuo. Grazie all’alto grado alcolico ma alla nota dolce e matura che mantiene, è un vino molto adatto per le persone che solitamente bevono baijiu (distillato cinese) ma vogliono avvicinarsi al vino rosso.

In sintesi, il vino del sud Italia è più dolce e meno costoso; negli ultimi anni la qualità è migliorata molto e questi vini risultano molto adatti ai gusti della gente comune cinese; per questo devono essere introdotti di più e meglio in Cina.

  1. Dolcetto 多姿桃

Le tre varietà citate sopra vengono dal sud, ma non posso fare a meno di menzionare un’uva del nord. Il dolcetto si è diffuso ai piedi delle Alpi nella regione del Piemonte, e ha ben tre DOCG dedicate: Diano, Dogliani e Ovada. Questa uva può essere usata per fare vino, ma anche per il consumo diretto e dolci, e regala frutti dolci e succosi. Da qui il nome del vitigno. Il vino è carico di frutta, facile da bere, piacevole, a volte con note floreali. Il 2015 e 2016 sono state annate molto felici; il 2014, anno molto piovoso, è, forse in questo caso sì, un po’ troppo acido.

  1. Moscato Bianco 白麝香

A questo punto del testo, non sta affatto male introdurre un vino dolce. Il moscato bianco è il vitigno alla base di quel concentrato di fiori, bolle leggere, dolcezza e gioia che è il Moscato d’Asti DOCG, un vino full of festival spirit!
Finché ci sarà una festa tra amiche o compagne di classe, non potrà mancarne una buona bottiglia.
L’Asti DOCG è della stesse zona di produzione, ma più sparkling e meno dolce. Se si vuole spendere qualcosa in meno c’è poi il Moscato DOC.
L’Italia ha diversi vini da moscato, ma il Piemonte è la regione di riferimento. Importante ricordare che nella maggioranza dei casi i fiori e gli aromi tipici del vitigno tenderanno a scomparire col tempo, per questo meglio bere moscato entro tre anni dalla raccolta. Alcuni prodotti di particolare pregio possono arrivare freschissimi anche ai cinque anni, e sviluppare aromi complessi e sorprendenti; tra questi, il Crivella di Mongioia; in cantina hanno ancora bottiglie del 1999, fenomenale!

I vitigni presentati possono essere sia alla base di grandi produzioni, sia regalare prodotti di nicchia, e soddisfare così diversi consumatori. Se state studiando il vino, spero che dopo aver letto questo articolo non usiate più soltanto il termine ‘acido’ per riferirvi al vino italiano. Se commercializzate il vino, spero che dopo aver letto questo articolo, abbiate più strumenti e fiducia per promuovere vini meno conosciuti ma con un ottimo rapporto qualità prezzo.

 

laohu
Laohu

夏昊, Xia Hao – meglio conosciuto come 老虎, LaoHu, ‘tigre’ – è un appassionato di vino e riferimento del vino italiano nel circolo di wine lovers soprattutto di Shanghai.

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