Di quali professionisti ha bisogno la Cina del vino? Intervista a Zhang Jing, enologa della cantina Helan Qingxue

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[Intervista di Emily Xie. Traduzione e adattamento: WineTimes]

 

“A ripensarci, è stata una scelta molto coraggiosa a quel tempo”. Risponde così Zhang Jing, enologa di Helan Qing Xue, quando le chiediamo come si è avvicinata al mondo del vino. Zhang Jing ha poco più di 30 anni e un passato da impiegata statale che ha rinunciato al posto fisso per lanciarsi in un settore che nel 2005, l’anno di nascita della cantina, era ancora in fase embrionale.

La cantina Helan Qing Xue, a differenza di molte altre cantine familiari cinesi, è di proprietà di tre partner: Wang Fengyu, responsabile per la gestione del vigneto, Rongjian, presidente, e Zhang Jing, enologa. Al momento della nascita della cantina Wang Fengyu e Rongjian, entrambi sessantenni, erano già in pensione, mentre Jing aveva solo vent’anni.

Nel 2011, il Jiabeilan 2009 è stato il primo vino cinese a vincere un Decanter World Wine Awards (DWWA), gareggiando nella categoria Red Bordeaux Varietal Over £10. Questo premio ha ispirato decine di migliaia di viticoltori cinesi.

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Helan Qing Xue Vineyard si trova alle pendici dei monti Helan, in Ningxia. Il suo nome ricorda le antiche leggende cinesi ed è composto dalla parola Xue, che in cinese significa neve e Qing, che invece vuol dire chiaro. Dai vigneti si vedono chiaramente le vette innevate dei monti alle spalle.

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Come WineTimes, abbiamo avuto il privilegio di intervistare Zhang Jing.

Com’è la situazione produttiva della cantina Helan Qingxue?

Oggi abbiamo un solo marchio, Jiabeilan con cui produciamo annualmente 60.000 bottiglie. Jiabeilan è il simbolo della qualità: tutto il vino che si chiama Jiabeilan deve corrisponde alla nostra idea di qualità. Se l’annata non è abbastanza buona, non produciamo. Il Jiabeilan si divide in due categorie: Jiabeilan Riserva e Villa Jiabeilan. La Riserva è più adatta all’invecchiamento, e la produzione annua è circa 9.000 bottiglie. Nel 2009 abbiamo prodotto anche una Riserva speciale.

La nostra uva principale è cabernet sauvignon. La percentuale dipende dall’andamento dell’annata. Alcune annate di Riserva sono 100% cabernet sauvignon, mentre in altre annate è presente una piccola parte di merlot e cabernet franc. Villa Jiabeilan invece è prodotta con cabernet sauvignon, merlot e cabernet gernischt, con una percentuale dell’80%, del 15% e del 5%.

Come sono divisi i vostri vigneti?

Abbiamo due vigneti di simili dimensioni, per un totale di 26.8 ettari coltivati soprattutto con le varietà bordolesi menzionate in precedenza. Le viti più vecchie hanno 12 anni. Abbiamo anche una piccola produzione di chardonnay (5000 bottiglie l’anno, a partire dal 2014), e quest’anno abbiamo cercato di impiantare alcune piante di malbec.

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Esportate il vostro vino o producete soltanto per il mercato interno?

Ci stiamo concentrando sul mercato interno ma stiamo trattando anche con diversi distributori internazionali. Abbiamo partecipato al Vinexpo di Bordeaux per far conoscere i nostri vini, ma il focus commerciale resta per adesso la Cina.

Pensa che in Cina ci sia necessità di un numero maggiore di professionisti del settore?

Penso che in Cina manchino soprattutto tre figure chiave: viticoltori capaci, enologi e personale di marketing di alto livello. Per quanto riguarda i viticoltori, credo che la loro presenza sia che auspicabile. Molte nuove cantine cinesi dovrebbero cominciare dalla coltivazione delle vigne, perché senza un buon viticoltore non si può fare il buon vino. Anche se c’è un grande enologo, non può trasformare l’uva mediocre in vino buono. Il gruppo di enologi cinesi negli ultimi anni sta crescendo. Credo che per un enologo sia molto importante continuare a studiare, comunicare, e elaborare una comunicazione su diversi livelli, in modo da rinnovare il pensiero e allargare la visione. Gli enologi dovrebbero studiare le tendenze di mercato, i gusti dei consumatori ecc. Infine, il personale di marketing di alto livello è necessario perché il vino è un prodotto, e ha bisogno di una storia che possa essere raccontata. Quando si trova di fronte a due vini della stessa qualità, il consumatore dovrebbe scegliere quello che ha una bella storia e che può toccare il suo cuore. Quindi, abbiamo bisogno di professionisti del marketing, per studiare la psicologia dei consumatori, raccontare storie e aumentare la fedeltà dei clienti.

Qualcuno ha detto “Non si può aprire una cantina in Cina senza avere in tasca cento milioni”. Che cosa ne pensi?

Non credo, soprattutto perché il vino è un settore diversificato. In Ningxia ci sono molte persone che sognano di aprire la propria cantina. Un esempio è quello dei coniugi Sun Miao: Sun Miao, nato nel 1987, nel 2013 ha creato insieme alla moglie la più piccola cantina in Ningxia, “Domaine des Aromes”. I due sono molto affezionati ai loro vigneti. Ovviamente servono soldi per creare una cantina, ma non è fondamentale aspettare di avere cento o duecento milioni in tasca per farlo.

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Oltre alle aree produttive in Ningxia, da quali regioni vinicole cinesi vi aspettate ottimi risultati?

Anche se la più antica azienda vinicola, la Chang Yu, ha oltre 100 anni di storia, l’industria del vino in Cina si è sviluppata da poco. Ogni zona ha le proprie caratteristiche, e ancora non si può dire con certezza quale sia la zona migliore: tutte hanno i propri vantaggi e i propri svantaggi. Negli ultimi due anni le zone vinicole che hanno avuto più successo sono state il Ningxia e lo Xinjiang occidentale. Il Ningxia ha grandi vantaggi naturali, ma le viti devono essere interrate in inverno, e questo è il suo svantaggio. Al contrario, a Penglai non c’è bisogno di interrare le viti, ma le precipitazioni sono alte. Ningxia, Xinjiang e Huailai (Hebei) hanno una buona reputazione a livello commerciale; anche in Shandong si trovano molte cantine produttrici di vino di buona qualità, anche se questa regione deve anche soddisfare richieste di mercato di un prodotto più facile da bere. Per due anni consecutivi anche i vini del ghiaccio del nord est hanno partecipato ai Decanter Wine Awards e vinto premi, attirando l`attenzione anche su quest’area. Tutti nel settore ci auguriamo che gli scambi tra regioni contribuiscano al miglioramento generale.

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Qui in Ningxia negli ultimi due anni quello del vino è diventato un settore “caldo”:il governo ci ha dato un sacco di opportunità, come per esempio l’organizzazione del padiglione regionale al Vinexpo, oltre a sussidi e opportunità di studi all’estero. E, ancora, l’aver invitato la famosa giornalista Jancis Robinson a visitare il Ningxia. Da questo punto di vista, gli sforzi del governo per promuovere Ningxia sono sostanziosi: abbiamo creato associazioni, il Consiglio per lo Sviluppo vinicolo, siamo osservatori OIV. Insomma, il Ningxia sta aprendo la strada ad altre aree vinicole della Cina, non senza sollevare qualche invidia. Personalmente, credo che in questo momento la cosa più importante sia procedere, passo dopo passo.

Molte cantine cinesi stanno coltivando cabernet sauvignon, merlot e chardonnay. In futuro, continuerete su questa strada o ci sarà spazio anche per altri vitigni?

Con l’aggiornamento e il progredire delle tecniche di produzione, il fenomeno dell’omogeneizzazione del vigneto cambierà in futuro. Se si osservano le tipologie di vigneto in Cina, si può notare il forte impatto dalla Francia. Tuttavia negli ultimi due anni molte zone di produzione cominciano a provare nuove tipologie. Serve un po’ di tempo per capire se il vigneto nuovo è adatto al territorio. Attualmente, il marselan è un’uva molto popolare in Cina, soprattutto nelle zone di Hebei, Penglai, Ningxia. È un segno abbastanza forte di cambiamento.

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Da donna di successo nel settore del vino cinese, quale pensa che sia la sfida più importante nel mondo del lavoro?

Per me, la sfida più grande è sempre la stessa: bilanciare il rapporto tra lavoro e famiglia.

 

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